
Quella formula mi ha sempre lasciata perplessa: Epifania, tutte le feste si porta via.
Come se una festa fosse un oggetto, un soprammobile da riporre in fretta, un interruttore da spegnere.
Ma cos’è, davvero, una festa?
Per un mese intero abbiamo celebrato l’attesa. Non solo il Natale come data, ma l’attendere stesso: una luce che cresce piano, una sospensione del tempo ordinario. Poi, proprio quando il calendario ci esorta ad “alzarci e rivestirci di luce”(Isaia 60:1), ci ritroviamo invece a rientrare nella routine di un gennaio già stanco, con l’impressione di dover spegnere qualcosa, di dover tornare seri.
Eppure la festa non dovrebbe essere il contrario della vita quotidiana. Dovrebbe essere, semmai, il suo punto di intensità: ciò che la rende sopportabile, attraversabile, degna di essere abitata.
Pensando all’Epifania mi torna spesso in mente un’immagine di Erri De Luca. De Luca parla del giorno prima della felicità, paragonandolo al rischio festivo dell’alpinista: quel momento in cui, arrivato in vetta, sente di avercela fatta, di aver toccato qualcosa di assoluto. Eppure, nella discesa, quella felicità sembra svanire. La vetta non c’è più, l’euforia si spegne, il corpo è stanco. Ma è proprio la discesa che riporta la pelle a casa.
Così gli alpinisti brancolano, barcollano, trascinandosi verso valle. Non avanzano con slancio, ma avanzano. Camminano. E questo, forse, è il punto.
Forse senza la vetta natalizia, senza quella spinta simbolica allo scavalcamento del nuovo anno, perdiamo la gioia del cammino. Confondiamo la festa con l’arrivo, con il picco, con l’eccezione luminosa. Ma la festa non finisce quando si scende: cambia forma. Diventa passo dopo passo, diventa respiro, diventa resistenza.
Allora no: nessuna festa è davvero finita.
E a chi si accoda a questa cantilena — tutte le feste si porta via — auguro, come lo auguro a me stessa, di trovare sempre nuovi desideri. Desideri minimi, quasi invisibili. Desideri da calpestare con il peso dei nuovi passi.
Perché solo calpestandoli, solo mettendoci sopra il nostro corpo, i nostri desideri smettono di essere astratti.
E diventano materia viva.
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